1. Preavviso
Chi riceve una visita la segnala prima, in un calendario condiviso o in un elenco degli attesi. Chi arriva senza appuntamento aspetta la conferma del referente. Errore tipico: trattarlo come un ospite atteso e improvvisare al banco.
Tornelli e lettori di badge sono solo una parte della risposta, e spesso non la più importante. Il controllo accessi dei visitatori è prima di tutto un processo: qualcuno autorizza la visita, verifica chi arriva, lo accompagna e controlla che sia uscito. Questa guida spiega come organizzarlo in una PMI, cosa chiedono davvero GDPR, NIS2, ISO/IEC 27001 e sicurezza sul lavoro, e dove si ferma un registro come IRIGuest, che non apre porte.
In breve
Il controllo accessi dei visitatori è l’insieme di decisioni e verifiche con cui un’azienda stabilisce chi entra da fuori, chi lo ha autorizzato e ne risponde, dove e quando può muoversi e se è uscito. Non è un prodotto ma un processo: porte, tornelli e lettori di badge sono uno degli strumenti possibili, non la condizione per farlo bene.
Per la maggior parte delle PMI bastano un referente con nome e cognome, un registro con entrata e uscita, un badge numerato visibile, l’accompagnamento fuori dalle aree pubbliche e zone chiare; la tecnologia si aggiunge dove una zona la giustifica. Un registro come IRIGuest risponde a “chi, per chi, quando, è ancora dentro?”, ma non apre porte né comanda tornelli.
La porta tenuta aperta per cortesia. Il fornitore di sempre a cui si dice “salga pure, sa la strada”. Il visitatore ritrovato in magazzino. E la domanda di clienti e auditor, “come controllate gli accessi dei visitatori?”, che arriva sempre più spesso con i questionari NIS2.
Quando si parla di controllo accessi in azienda, di solito si intende hardware — tessere, tornelli, lettori, serrature elettroniche — pensato per i dipendenti. Qui si parla di chi arriva da fuori e delle decisioni che precedono qualsiasi strumento: di accessi fisici, non informatici.
Seguiremo la catena dall’invito all’uscita, poi zone, identificazione, credenziali, rischi, emergenze e quanto controllo serve davvero; in chiusura, i limiti della privacy e le norme lette per quello che dicono. Situazione normativa aggiornata a ottobre 2026.
Qualunque soluzione, dal foglio sul banco al tornello, deve rispondere a quattro domande. Chi è questa persona? Chi l’ha autorizzata e ne risponde? Dove può andare, e fino a quando? È ancora dentro? Se una resta senza risposta il controllo ha un buco, qualunque sia la tecnologia.
Le risposte arrivano da due strumenti diversi. La gestione dei visitatori (il visitor management) unisce registro, referente, badge, accompagnamento e regole: sa chi è entrato, per chi, perché e chi è ancora dentro. Il sistema di controllo accessi unisce credenziale, lettore e porta: sa che una tessera è passata in un punto a una certa ora, ma non chi la teneva in mano, perché era lì, né se la persona è uscita senza passarla. Il registro, invece, non ferma nessuno.
| Aspetto | Gestione dei visitatori | Sistema di controllo accessi |
|---|---|---|
| Risponde a | Chi è, chi l’ha invitato, perché è qui, è ancora dentro? | Questa credenziale può aprire questa porta, adesso? |
| Riguarda soprattutto | Esterni: ospiti, fornitori, corrieri, autisti, candidati | Chi ha una credenziale, di solito i dipendenti |
| Strumenti tipici | Registro, badge, referente, regole firmate | Tessere, lettori, tornelli, serrature elettroniche |
| Cosa non fa | Non blocca fisicamente nessuno | Non sa chi tiene davvero la tessera, né chi l’ha invitato |
In pratica: i visitatori si registrano sempre; una credenziale che apre porte serve solo a chi deve attraversare varchi controllati. I dipendenti usano altri strumenti, come spiega la guida sulla differenza tra registro visitatori e presenze dei dipendenti.
Dall’invito all’uscita ci sono otto punti di controllo. Per ognuno conta sapere chi decide cosa, e dove la catena di solito si spezza.
Chi riceve una visita la segnala prima, in un calendario condiviso o in un elenco degli attesi. Chi arriva senza appuntamento aspetta la conferma del referente. Errore tipico: trattarlo come un ospite atteso e improvvisare al banco.
Da questo momento una persona con nome e cognome risponde dell’ospite, anche in un’evacuazione. Senza referente non si va oltre la reception; se è assente subentra un sostituto designato. Errore tipico: “conosce la strada, può salire da solo”.
Nome e azienda si confrontano con l’elenco degli attesi, o si chiama il referente. Il documento d’identità serve solo dove il rischio lo giustifica, e si guarda senza copiarlo. Errore tipico: gilet catarifrangente e cartelletta che aprono ogni porta.
Pochi campi, uguali per tutti: nome, azienda, referente, ora di entrata e di uscita. L’informativa è disponibile all’ingresso, e nessun visitatore deve poter leggere le registrazioni altrui. Errore tipico: un modulo di dodici campi compilato a caso, e l’uscita mai segnata.
Un badge visibile con la scritta Visitatore, numerato e datato, con il numero annotato nella registrazione; nei micro uffici basta l’accompagnamento. Errore tipico: badge tutti uguali e senza numero, così nessuno sa quanti sono in giro.
Il visitatore viene informato su uscite di emergenza, punto di raccolta, segnale d’allarme, aree vietate, DPI e regole su foto e telefono, e ne conferma la presa visione. Errore tipico: quattro pagine di testo legale, solo in italiano, senza prova di cosa si è mostrato.
Va scritto dove il visitatore può muoversi da solo, di solito soltanto in reception, e dove va accompagnato: in produzione, sempre. Errore tipico: l’accompagnamento finisce alla porta della sala riunioni, e poco dopo l’ospite è in magazzino.
L’uscita chiude la registrazione: il referente riaccompagna l’ospite, si segna l’ora e il badge restituito si spunta per numero; la sera si controllano visite aperte e badge. Errore tipico: uscite mai registrate, e l’elenco dei presenti diventa inutile in un’evacuazione.
Questi punti diventano regole quando qualcuno li mette per iscritto: come farlo in due o tre pagine è spiegato nella guida alla procedura di gestione dei visitatori.
Una zona esiste se ha un confine visibile, una regola (chi entra, da solo o accompagnato) e qualcosa o qualcuno che la fa rispettare: una serratura, un lettore, un collega. Disegna le zone ad accesso limitato su una pianta A4 e usa gli stessi colori sui badge.
EsternoParcheggio, piazzale, cancello, area camion
Cartelli verso un solo ingresso visitatori; le altre porte chiuse dall’esterno, ma sempre apribili dall’interno.
ReceptionIngresso, sala d’attesa
Registrazione, chiamata al referente, consegna del badge. Qui il visitatore può attendere da solo, senza documenti né schermi in vista.
Uffici e sale riunioniOpen space, uffici, corridoi
Badge visibile, accompagnamento all’andata e al ritorno, sale riunioni vicine all’ingresso, scrivanie sgombre e schermi bloccati.
Produzione e magazzinoReparti, magazzino, aree di carico
Regole di sicurezza e DPI prima di entrare, visitatori sempre accompagnati, autisti fermi in banchina, regola sulle foto, area visitata annotata nella registrazione.
Aree riservateSala server, laboratorio, archivio, cassa
Chiuse a chiave, con codice o tessera; solo personale autorizzato. Visitatori con il via libera del responsabile dell’area, sempre accompagnati, e ingresso tracciato.
Ogni categoria di visitatore ha motivi e percorsi diversi: riportali in una tabella categorie-zone come questa, da adattare all’azienda. Due regole valgono sempre: la familiarità non è un’autorizzazione, e i soccorsi non si fermano mai al banco.
| Visitatore | Reception | Uffici | Produzione e magazzino | Aree riservate |
|---|---|---|---|---|
| Ospite o cliente | Libero | Accompagnato | Accompagnato | Su autorizzazione |
| Fornitore o commerciale | Libero | Accompagnato | Accompagnato | No |
| Corriere | Libero | No | No | No |
| Autista (camion) | Libero | No | Accompagnato | No |
| Candidato | Libero | Accompagnato | No | No |
| Auditor o ispettore | Accompagnato | Accompagnato | Accompagnato | Su autorizzazione |
Per l’autista, “accompagnato” in produzione vale solo per la banchina. Per gli ispettori pubblici, “su autorizzazione” significa verificare il tesserino, avvisare subito il responsabile e accompagnarli, senza ritardare l’ispezione. Le imprese esterne, invece, non sono in visita: lavorano, spesso per giorni in produzione e nelle aree riservate, con un coordinamento di sicurezza da fare prima dell’arrivo, come spiega la guida sul registro accessi di fornitori e ditte esterne. Negli edifici condivisi e nei business center i tornelli li gestisce chi amministra l’edificio, ma all’azienda inquilina servono comunque registro e referenti propri.
Bastano quasi sempre nome, azienda, referente e motivo della visita; la targa solo se parcheggio e piazzale sono davvero controllati. Il documento d’identità si chiede dove il rischio lo giustifica (aree riservate, ingressi fuori orario, beni di valore): si guarda, si annota “documento verificato” e si restituisce, senza fotocopie né foto.
In Italia nessuna norma generale obbliga le aziende private a identificare i visitatori con un documento o a conservarne copia. Il Garante insiste da sempre sulla raccolta dei soli dati necessari e, nell’aprile 2026, ha chiesto alle strutture ricettive di non copiare né fotografare i documenti degli ospiti: per analogia, la stessa logica si può applicare alla reception aziendale. La tessera con foto dell’art. 26, comma 8, del D.Lgs. 81/2008 riguarda solo chi lavora in appalto. Il tecnico non annunciato si verifica chiamando la sua azienda a un numero che hai già in archivio, mai a quello sui suoi documenti.
Alcune soluzioni sul mercato offrono liste di “persone non gradite”: richiedono una base giuridica, dati esatti, conservazione breve e, se riguardano reati, il rispetto dell’art. 10 del GDPR. IRIGuest non ha funzioni simili. E un biglietto da visita non prova l’identità: chiunque può stamparne uno.
L’informativa va resa disponibile all’ingresso. La base giuridica del trattamento è di solito il legittimo interesse alla sicurezza di persone e locali, non il consenso: un passaggio obbligatorio non può dipendere da un sì che il visitatore dovrebbe poter negare. I dettagli sono nella guida al registro visitatori e GDPR.
Il badge rende il visitatore riconoscibile, ma controlla qualcosa solo se qualcuno lo guarda o un lettore lo verifica. Prima domanda: il visitatore deve aprire porte da solo, o soltanto essere riconoscibile?
| Credenziale | Punti di forza | Limiti | Quando usarla |
|---|---|---|---|
| Adesivo o pass giornaliero | Economico, niente da restituire, data stampata | Riutilizzabile di nascosto se nessuno guarda la data; si stacca dagli abiti | Basso rischio, eventi, visite brevi |
| Badge numerato con cordino | Visibile, riutilizzabile, facile da contare; il colore può indicare le zone | Anonimo se il numero non è registrato; se si perde va annullato | La scelta di base per la maggior parte delle PMI |
| Badge con QR Code | Codice leggibile da un lettore o da uno smartphone; nessun dato esposto se il QR contiene solo un numero | Senza un lettore o una persona che lo verifica non controlla nulla | Siti con lettori che leggono il codice; altrimenti vale come badge numerato |
| Tessera RFID temporanea | Apre solo le porte del suo profilo, a tempo, e registra i passaggi | Richiede un impianto di controllo accessi; va disattivata all’uscita, o resta una chiave attiva | Visitatori che attraversano porte controllate |
| QR o pass sul telefono | Niente da consegnare; comodo per l’invito | Invisibile in corridoio: non segnala l’ospite | Preregistrazione, insieme a un badge visibile |
| Solo accompagnamento | Niente da preparare o restituire | Nessuna distinzione dal personale; tutto dipende dal referente | Micro uffici e studi professionali |
A fine giornata i badge consegnati devono essere stati restituiti: se ne manca uno, il numero annotato dice a quale visita apparteneva, e il badge perso si annulla. Formati e stampa sono nella guida ai badge visitatori; per prepararli numerati e con QR Code c’è il generatore di badge gratuito: il QR contiene solo il numero del badge, che si annota nella registrazione o, con la versione Cloud di IRIGuest, si fa leggere al tablet in entrata e in uscita.
Ogni misura per la sicurezza degli accessi va messa alla prova: cosa impedisce, chi la verifica, cosa succede se fallisce? Se non c’è risposta, è sicurezza di facciata: rassicura e costa, ma non protegge. Ecco i sei rischi che una PMI incontra davvero.
Quasi sempre è cortesia: un collega tiene la porta e chi segue entra senza passare dalla reception. Bastano un solo ingresso visitatori, chiudiporta funzionanti e una frase che tutti possono dire: “Scusi, qui ognuno passa con il proprio badge”.
Gilet, cartelletta e un nome plausibile: il travestimento più economico. Nessuno supera la reception senza un referente che conferma; il tecnico non annunciato si verifica chiamando il fornitore al numero in archivio; i corrieri consegnano al banco.
Il referente viene chiamato altrove e l’ospite resta solo, va in bagno e sbaglia porta. La regola: chi riceve la visita va a prendere l’ospite e lo riaccompagna; i colleghi sono incoraggiati a chiedere con gentilezza a chi non conoscono: “Posso aiutarla?”.
Un selfie davanti a un prototipo finisce online in un minuto. Servono regole sulle foto per zona, prototipi coperti e accordi di riservatezza solo per le visite delicate: per la direttiva UE sui segreti commerciali, un’informazione è tutelata solo se protetta con misure ragionevoli.
Uno schermo sbloccato o una presa di rete attiva in sala riunioni bastano a creare un problema. Servono blocco automatico degli schermi, Wi-Fi separato per gli ospiti, prese disattivate nelle aree pubbliche e nessuna chiavetta dei visitatori nei PC aziendali.
Il numero annotato nella registrazione dice a chi era stato consegnato, e il conteggio serale rivela quelli mancanti. Un badge senza chip si annulla segnandone il numero come perso; una tessera che apre porte va disattivata nel sistema di controllo accessi: un registro non può farlo.
Se trovi una persona sconosciuta senza badge, avvicinala con cortesia, accompagnala in reception e verifica se è registrata; se è evasiva, evita qualsiasi scontro: mantieni la distanza e avvisa il responsabile. Poi ricostruisci da dove è entrata. Se era un ingresso non sempre presidiato, la guida sulla reception automatica spiega come organizzarlo: un tablet registra chi si presenta, ma non ferma chi entra senza registrarsi.
In un’evacuazione i visitatori sono i più esposti: non conoscono uscite né punto di raccolta e non sono negli elenchi del personale. Le visite aperte, registrate in entrata ma non in uscita, sono l’elenco dei presenti che i soccorritori chiedono: con la versione gratuita di IRIGuest è sul tablet, con la versione Cloud si apre anche da un altro dispositivo.
L’elenco è affidabile quanto la disciplina in uscita: check-out dove si restituisce il badge, referente che accompagna l’ospite alla porta, revisione serale delle visite aperte (chiamando il referente prima di chiuderle), un solo registro per più ingressi. E deve poterlo consultare, anche lontano dalla reception, un incaricato designato con un sostituto: con la versione gratuita vuol dire portare fuori il tablet carico, e ogni tablet ha il suo elenco. Una domanda facoltativa sull’assistenza in evacuazione aiuta, senza dettagli sanitari. Senza rete o batteria si ripiega su foglietti individuali in una cassetta chiusa, mai su una pagina condivisa.
La direttiva quadro 89/391/CEE (art. 8) chiede di organizzare l’evacuazione tenendo conto anche delle altre persone presenti. In Italia l’art. 43 del D.Lgs. 81/2008 affida le emergenze al datore di lavoro, e il D.M. 2 settembre 2021 elenca numero e ubicazione dei presenti tra i fattori del piano: un elemento di pianificazione, non l’obbligo di sapere in ogni istante chi c’è.
Negli stabilimenti, tra autisti, manutentori, più varchi e più turni, il problema si moltiplica: come tenere un solo elenco dei presenti è spiegato nella pagina sulla gestione dei visitatori in stabilimento.
La domanda giusta non è “quale tecnologia compro?”, ma “qual è la mia zona più delicata, e cosa succede se ci entra la persona sbagliata?”. Quasi sempre la risposta è organizzazione, con la tecnologia in pochi punti precisi.
| Tipo di azienda | Rischio principale | Cosa basta | Quando aggiungere tecnologia |
|---|---|---|---|
| Ufficio o studio (5-30 persone) | Riservatezza, privacy, immagine | Ingresso chiuso o con campanello, registro, accompagnamento sempre, badge semplici o nessuno | Quasi mai: al massimo una serratura su archivio o server |
| Produzione o logistica, un varco | Sicurezza in reparto, evacuazione, furti, know-how | Percorsi separati per visitatori e camion, regole firmate, DPI, badge numerati, accompagnamento in produzione | Una serratura elettronica autonoma su sala server o laboratorio, prima di un tornello |
| Più sedi o più varchi | Regole diverse, nessuna visione unica dei presenti | Procedura di gruppo, stessi campi ovunque, registro centralizzato, avviso al referente | Tessere temporanee dove esiste già un impianto |
| Aree sensibili, ISO 27001, NIS2 | Accessi non autorizzati a sistemi e dati, rilievi negli audit | Zone formali, documento verificato e via libera del responsabile per le aree riservate, registro | Controllo elettronico con tessere temporanee sulle aree riservate; il registro resta |
| Scuola o ente pubblico | Tutela dei minori, afflusso di pubblico agli sportelli | Sportello aperto, uffici chiusi; adulti esterni registrati, con badge e accompagnati | Di rado: serrature su uffici e locali tecnici |
Tornelli e lettori comportano hardware, installazione, tessere, manutenzione e verifiche sulle vie di esodo; il processo costa soprattutto tempo. In trenta giorni si disegnano zone e categorie, si fissa la regola del referente, si introducono badge numerati e controllo delle uscite e si prova tutto all’esercitazione. Sul costo dello strumento, vedi quanto costa un software per il registro visitatori.
Registrare i visitatori è un trattamento di dati personali. Di solito si fonda sul legittimo interesse (art. 6, par. 1, lett. f del GDPR), con un bilanciamento documentato, e richiede minimizzazione, informativa alla raccolta, anche su più livelli (art. 13), e una conservazione definita (art. 5). Va annotato nel registro dei trattamenti anche in una PMI: l’esenzione sotto i 250 dipendenti non copre i trattamenti non occasionali (art. 30, par. 5, salvo modifiche della riforma UE in discussione). Limita chi consulta ed esporta lo storico: il CSV della versione gratuita è una copia da custodire.
Le telecamere all’ingresso sono un trattamento separato: cartello prima dell’area ripresa, con un primo livello di informazioni e il rinvio all’informativa completa (linee guida EDPB 3/2019). Per il Garante possono bastare 24 ore (l’esempio è un piccolo esercizio commerciale); oltre le 72 ore serve una giustificazione più solida. Mai inquadrare il tablet di registrazione. Se si riprendono anche i dipendenti vale l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori: accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Impronte e riconoscimento facciale usati per identificare una persona sono dati biometrici (art. 9 del GDPR). Per i visitatori quasi mai superano il test di necessità: le linee guida EDPB 3/2019 chiedono comunque un’alternativa non biometrica, come un badge, che a quel punto basta. Il Garante sanziona con regolarità le timbrature con impronta digitale: nel 2025 ha multato una scuola per 4.000 euro, precisando che il consenso dei dipendenti non basta. La firma su IRIGuest è un’immagine di presa visione, non una firma biometrica.
Per quanto tempo conservare i dati? Il GDPR non fissa un numero: chiede un periodo deciso, scritto nell’informativa e rispettato, come spiega la guida su quanto conservare il registro visitatori; con la versione Cloud di IRIGuest la cancellazione alla scadenza è automatica. In Canton Ticino il riferimento è la nuova legge federale sulla protezione dei dati (nLPD), in vigore dal 1° settembre 2023; NIS2 e Statuto dei lavoratori non si applicano.
Il diritto europeo è neutrale rispetto alla tecnologia: chiede misure adeguate, proporzionate e dimostrabili, mai uno strumento preciso. Non c’è un obbligo europeo generale di tenere un registro dei visitatori: gli obblighi nascono da norme nazionali o di settore, dalla gestione del rischio o da una certificazione.
| Norma | Cosa chiede sugli accessi fisici | A chi si applica |
|---|---|---|
| GDPR (Reg. UE 2016/679) | Non impone controlli: pone limiti alla registrazione (base giuridica, minimizzazione, informativa, conservazione) | Chiunque registri visitatori |
| NIS2 e D.Lgs. 138/2024 | Misure di base ACN (determinazione n. 379907/2025, applicabile dal 15 gennaio 2026), PR.AA-06: accesso fisico gestito, monitorato e fatto rispettare in proporzione al rischio, protetto almeno per i sistemi informativi e di rete rilevanti, con procedure documentate | Soggetti essenziali e importanti dell’elenco NIS |
| Reg. (UE) 2024/2690 | Punto 13.3: perimetri, controlli all’ingresso, monitoraggio, verifiche periodiche; punti 11.1.2 e 11.2.2: politiche di accesso che includono i visitatori, con diritti limitati per ambito e durata | Solo fornitori DNS e registri TLD, cloud, data center, CDN, servizi gestiti e di sicurezza gestita, mercati online, motori di ricerca, social network, servizi fiduciari |
| ISO/IEC 27001:2022 | Controlli 7.1-7.4 dell’Allegato A (il 7.2 sugli ingressi fisici), scelti con l’analisi dei rischi e la dichiarazione di applicabilità; nessuna tecnologia prescritta | Organizzazioni certificate o in certificazione |
| D.Lgs. 81/2008 e D.M. 2/9/2021 | Piano di emergenza che considera anche gli esterni presenti; tessera di riconoscimento per chi lavora in appalto (art. 26, c. 8) | Tutti i datori di lavoro; il piano scritto, tra l’altro, da 10 lavoratori in su |
| Statuto dei lavoratori, art. 4 | Accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato per impianti audiovisivi e strumenti da cui derivi un controllo a distanza dei lavoratori; esclusi gli strumenti di registrazione di accessi e presenze (c. 2) | Solo se telecamere o altri strumenti permettono anche il controllo a distanza dei dipendenti |
Situazione a ottobre 2026. La NIS2 riguarda le medie e grandi imprese dei settori degli allegati I e II, compresa la fabbricazione di elettronica, apparecchiature elettriche, macchinari e mezzi di trasporto (NACE C26-C30) e di dispositivi medici, oltre a chimica e alimentare; micro e piccole imprese ne sono in genere fuori. In Italia il D.Lgs. 138/2024 è in vigore dal 16 ottobre 2024; le misure di base vanno adottate entro 18 mesi dalla comunicazione di inserimento nell’elenco NIS: ottobre 2026 per i soggetti inseriti nel 2025, 31 luglio 2027 per quelli inseriti nel 2026 (FAQ ACN MSB.3). L’ACN include gli accessi fisici non autorizzati tra i rischi (FAQ ISB.G.2), ma nessuna misura nomina tornelli o registri dei visitatori.
Un registro, quindi, non rende conforme nessuno: offre la tracciabilità degli accessi dei visitatori e aiuta a documentare che le regole esistono e sono applicate. Questa pagina è informativa e non costituisce consulenza legale; per sapere se il registro visitatori è obbligatorio c’è una guida dedicata.
Nei primi trenta giorni la gestione degli accessi dei visitatori non richiede acquisti, ma dieci decisioni scritte e condivise, valide per quasi tutte le PMI.
Per vedere il quarto punto dal lato del visitatore puoi provare online la registrazione, senza installare nulla.
IRIGuest copre il lato registro, su un iPad o un tablet Android all’ingresso: entrata e uscita, cinque lingue tra cui sceglie il visitatore, firma sullo schermo, consensi e domande personalizzabili (numero del badge, area visitata, regolamento interno, divieto di foto). Le visite aperte formano l’elenco dei presenti. La versione gratuita funziona solo offline, senza limiti di tempo: ogni tablet è un registro a sé, con esportazione CSV. La versione Cloud aggiunge l’avviso al referente, la preregistrazione con QR Code, un solo storico per più tablet, ingressi e sedi, e la lettura dei biglietti da visita con l’intelligenza artificiale, senza fotografare il visitatore né verificarne l’identità.

Notifiche automatiche al referente, preregistrazione e lettura dei badge con QR Code, storico centralizzato per più tablet, varchi e sedi, elenco dei presenti da un altro dispositivo, cancellazione automatica a fine periodo. A partire da 50 €/mese + IVA, oppure 540 €/anno + IVA.
Cosa IRIGuest non fa: da solo non apre né comanda porte, tornelli, sbarre o cancelli (su progetto, la versione Cloud si può integrare via API con un impianto di controllo accessi esistente); non verifica documenti, non fotografa i visitatori, non usa dati biometrici e non stampa badge dal tablet (si preparano con il generatore gratuito). Affianca gli impianti di controllo accessi senza sostituirli e aiuta a documentare chi è entrato, per chi e quando è uscito, senza rendere l’azienda “conforme”. Dettagli nella pagina sull’app per la reception.
Fonti ufficiali, situazione verificata a ottobre 2026. Informazione divulgativa, non consulenza legale.
Il controllo accessi riguarda porte e varchi: tessere, lettori e tornelli decidono se una credenziale può passare, e di solito servono ai dipendenti. La gestione dei visitatori registra gli esterni: chi sono, chi li ha invitati, perché sono lì, se sono usciti. Un software di gestione visitatori come IRIGuest tiene il registro, ma non apre porte.
Di regola no, salvo che una norma specifica lo richieda. Nessuna regola generale obbliga le aziende private a conservare copie dei documenti dei visitatori, e la minimizzazione del GDPR va nella direzione opposta: una copia è un dato in più da custodire, senza guadagno di sicurezza. Se serve una verifica, il visitatore mostra il documento e si annota il controllo.
Non ovunque. In genere il visitatore registrato può attendere da solo in reception, mentre in uffici e produzione va accompagnato dal referente, all’andata e al ritorno. Nelle aree riservate entra solo con il via libera del responsabile dell’area, sempre accompagnato. Conviene scriverlo in una tabella per categoria e zona.
Il referente, cioè la persona interna che riceve la visita e ne risponde finché l’ospite resta in azienda; se è assente decide un sostituto designato. La reception verifica e registra, ma senza quella conferma il visitatore non supera l’ingresso, anche quando si presenta senza appuntamento: attende in reception finché il referente risponde. Questi ruoli vanno fissati nella procedura di gestione dei visitatori.
Quasi mai. In un ufficio o in una PMI con un solo ingresso bastano un accesso visitatori ben indicato, un registro con entrata e uscita, badge numerati, un referente che accompagna e aree riservate chiuse a chiave. La tecnologia serve dove una zona la giustifica, come una serratura elettronica sulla sala server.
No. La NIS2 e le misure di base dell’ACN chiedono di gestire l’accesso fisico in proporzione al rischio, proteggendo almeno i sistemi informativi e di rete rilevanti, con procedure documentate, senza nominare tornelli o registri dei visitatori. Un registro con entrata e uscita è uno dei modi per documentarlo. Molte PMI sono fuori ambito, ma i clienti soggetti possono chiedere garanzie nei contratti.
In pratica è da evitare. Le impronte usate per identificare una persona sono dati biometrici, protetti dall’art. 9 del GDPR, e per un visitatore occasionale il test di necessità è quasi impossibile da superare: badge e accompagnatore bastano. Il Garante sanziona con regolarità le timbrature con impronta dei dipendenti, anche quando c’è il loro consenso.
Sì, se possono riprendere anche i dipendenti, come accade spesso all’ingresso: l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori richiede un accordo sindacale o l’autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Servono comunque un cartello prima dell’area ripresa e una conservazione breve: per il Garante, oltre le 72 ore serve una giustificazione specifica.
Il numero annotato nella registrazione dice a quale visita apparteneva il badge: si contatta il referente o l’azienda del visitatore e, se non torna, quel numero si annulla. Una tessera che apre porte va disattivata subito nel sistema di controllo accessi. Numerazione e formati sono nella guida ai badge visitatori.
Contando le visite aperte, cioè registrate in entrata ma non ancora in uscita: sono le persone presenti, a patto che l’uscita venga sempre registrata. Per sapere invece quante volte una persona o un’azienda è entrata si consulta lo storico: con la versione Cloud nei report centralizzati, con la versione gratuita esportando il registro in CSV.
Comincia dal registro, la base di ogni controllo: prova online come si registra un visitatore su IRIGuest e, se hai più ingressi o sedi, chiedi una demo della versione Cloud.